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Storie di immigrati: colpevoli e innocenti

Ma se la fiera dallo sguardo truce e la voce sibilante fosse innocente?
E se truce stesse per mi rode, non hai idea di quanto mi arrovelli dentro?
Se lo sapessi saresti una persona diversa.
E se sibilante stesse per non ho più parole e laddove ce l’avessi tanto non capiresti?
Al contrario, vivresti in un mondo diverso.
Se fosse innocente, vai, forza, correggi l’articolo.
Non tanto, un aggettivo lì, un avverbio più avanti.
Ma non sia mai che la narrazione assuma sembianze inaspettate.
Umane tra lettera e lettera.
Disumane nei lemmi stessi di quest’ultime composte.
Se fosse innocente, coraggio, sbrigati, cambia la prima pagina.
Cioè, tutte, ovvero il sadico regno del copia in colla dall’alto.
In breve, la casa del mostro.
Che è di casa e, ammettiamolo, di comodo, che sia effettivamente presente.
O meno.
Se fosse innocente rimarrebbe sempre il dubbio.

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