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Storie di immigrati naufragati

Sette, la barca si capovolge e respiriamo comunque, senza branchie, senza ossigeno e senza logica, perché siamo solo personaggi in una foto di giornale, perché non approfittarne?
Otto, la barca si capovolge e sono solo un po’ bagnato, perché il mare non dovrebbe far male come la gente, dicono.
Nove, la barca si capovolge, ancora, e ancora, non si ferma mai, perché è una giostra generosa, come il futuro che non ho mai avuto.
Dieci, la barca si capovolge e siamo arrivati, perché questa nave non naviga, si limita a scivolare su un tappeto di insopprimibili speranze.
Undici, la barca si capovolge e diventa un paese…
Poi, dodici, la barca si capovolge e diviene una città…
Quindi, tredici, la barca si capovolge e si trasforma in un villaggio di case, ma senza bisogno di strade, di strade ma prive di marciapiedi, di popoli che viaggiano solo a piedi, che non hanno un nome e una bandiera da proteggere, solo qualcosa per cui vale la pena vivere.
Insieme.

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