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Storie di immigrati innamorati

Shani era la donna più bella dell’universo. Questo è quel che aveva scritto Ahmed nel proprio diario in cima all’elenco delle cose di cui non dubitare mai, pena il seppellimento sotto un cumulo di feci prodotte dal più maleodorante animale del medesimo universo.
Ho detto donna e non a caso, perché è così che il nostro la vedeva. La donna, Shani sarebbe stata la sua donna, come mamma lo era di papà. Quest’ultimo mica la definiva la mia bambina. Donna, questa è la parola che utilizzava ed essere da meno del padre era l’ultima cosa che Ahmed desiderasse.
Shani aveva gli occhi grandi, non come Ahmed ma siamo nei pressi. Le pupille erano marroni come quelle del suo spasimante, solo leggermente più chiare. Capelli naturalmente ricci e intessuti in treccine svolazzanti.
Capelli che volano, avrebbe potuto essere il suo nome da nativa americana.
Capelli che abbondano era invece quello più adatto per Ahmed. Bikila avrebbe preferito che li tagliasse, che portasse sul capo un dignitoso taglio corto e ordinato, ma si sa, in tema di look sono le femmine a dettare legge. Nonostante il seppur autorevole parere del papà, la suddetta capigliatura incontrava il gusto di Kereeditse, di conseguenza andava bene così.
Inoltre, poiché l’opinione della madre era condiviso pienamente da Ramakeele, come avrebbe potuto Bikila reggere una discussione con entrambe?
Ma torniamo alla diretta, ovvero differita...

Dal libro La truffa dei migranti

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