giovedì 6 dicembre 2018

Un giorno di ordinaria propaganda fascista

C’era una volta la propaganda.
Ovvero, la voce bugiarda e interessata.
Al clic del link come alla paura, la tua.
Di te che leggi e soprattutto credi a quel che temi.
Prendi Google News e cerca la parola magica.
Leggi pure come ciò che riempie il piatto di questi sciagurati scribacchini: immigrati.
In Italia torna la tubercolosi, un “regalo” degli immigrati, racconta il Primato Nazionale, forte di una redazione estremamente competente dal punto di vista scientifico, medico ed epidemiologico in generale.
Si coglie la banale ironia? Spero di sì, poiché ne farò uso copioso, da qui in poi.
Migranti, l’Italia ha superato la soglia limite: un cittadino su 10 è straniero, urla Il Giornale.
Non è uno scherzo, l’articolo titola e approfondisce proprio tale concetto, terrorizzandolo allo spasimo: prima era zero su dieci, oggi ce n’è uno!
Paura, eh?
Beati i tempi in cui una decina di noi potevano andarsene in giro puri e compatti per carnagione e sacre tradizioni.
La lobby internazionale della sinistra chic che vuole farci invadere dagli immigrati, è l’angosciante monito ancora de Il Giornale.




Ve li immaginate i capi di questa sorta di Spectre modello falce e martello nell’attico di un grattacielo, eleganti nelle loro magliette di Che Guevara firmate mentre pianificano le partenze e organizzano gli sbarchi?
Be’, se riuscite non solo a immaginarveli, ma anche a ritenere la cosa credibile, la situazione per voi è grave, perché vi hanno ormai infettato per bene.
I racconta balle, non i migranti.
E così via, altre bugie sotto forma di notizie, altri millantatori travestiti da cronisti, altro fumo per oscurare orizzonti e chi li guarda.
C’era una volta la propaganda fascista, quindi.
Di contrappunto, c’era una volta, o almeno da qualche parte c’era.
E speriamo ci sarà ancora.
La resistenza...

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mercoledì 28 novembre 2018

Salvini contro il Global Compact Migration

C’era una volta il Global Compact Migration.
Ovvero, il recente documento delle Nazioni Unite sull’immigrazione.
C’era una volta - e maledizione c’è ancora - il capo del gove… ops, volevo dire il ministro dell’interno Matteo Salvini.
C’era una volta, e tre, il cervello di quest’ultimo.
E come raffigurarlo? Immaginate una stanza vuota, ampia, ma vuota davvero.

Come se vi invitassero a una festa, voi entrate nella sala ed esclamate: “Ma non c’è nessuno qui? Non c’è proprio niente? E perché da fuori si sente tutto 'sto casino?”
Ecco, questo un po’ per rendere l’idea della cervice del grande leghista, che non è un complimento, mi riferisco a grande.
Tornando alla storia, un giorno il suddetto documento si avvicinò all’ingresso del cranio del nostro, anzi, vostro leader.
Quest’ultimo, malgrado la vacuità delle meningi, conservava con vanto ai confini di essa una sorta di antivirus, concentrato su un solo nemico in particolare: le brune genti d’oltre oceano, per usare un poetico eufemismo.
Indi per cui, non appena i sensori intercettarono la parola migration, per quanto appartenente a una lingua sconosciuta agli pseudo leader nostrani, ne avvertirono comunque il pericolo e suggerirono al ministro di ottenere la traduzione del testo dai propri porta-borse, nascondi-vergogna, caccia-balle, in breve servi.
Costoro, consci dei limiti di concentrazione del capo, si limitarono a una esaustiva sintesi:
Il Global Compact for Migration propone alcune linee guida per gestire i fenomeni migratori e le politiche d’accoglienza dei richiedenti asilo stabilite grazie al lavoro di esperti e operatori sul campo. L’intento è, tra le altre cose, quello di contrastare e ridurre le vulnerabilità dei migranti, nonché ostacolare il traffico di esseri umani. La maggioranza delle nazioni europee, tra cui Germania e Francia, si sono già pronunciate a favore, mentre i contrari sono i paesi che più o meno di recente hanno eletto governi che si dichiarano avversi ai migranti.
Inutile dire che la materia grigia del leghista purosangue non ha tutti questi neuroni a disposizione.
Difatti, il cervello del capo del gove… ops, chiedo scusa di nuovo, del vice premier Salvini si è fermato a politiche d’accoglienza, quando le sirene sono partite a volume assordante e chiudi tutto, chiama le ruspe, accendi Facebook e scalda Twitter.
Il Global Migration compact è un documento che pone temi e questioni diffusamente sentite anche dai cittadini. Riteniamo opportuno, pertanto, parlamentarizzare il dibattito e rimettere le scelte definitive all’esito di tale discussione”, pare abbia dichiarato a voce il Gran Padano, e anche stavolta non è un complimento, entrambi i termini.
Ma, tanto, è evidente che in quel vuoto di cui sopra non ci sia traccia alcuna di qualsivoglia soluzione ai problemi del mondo che preveda l’umana empatia...

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lunedì 19 novembre 2018

Storie di immigrati: Go home

Go home, urla l’uomo al confine, travestito da presidente.
Go home, sembra essere il senso del confine stesso, invece che una linea immaginaria per dar forma al delirio di qualche folle, oltre ad atlanti e mappamondi.
Go home, ovvero andate a casa, vostra o meno, basta che non sia la nostra, sembrano intonare in coro i disgraziati roditori che verso il burrone dell’empatia scomparsa stanno seguendo lo stonato pifferaio col parrucchino arancione.
Tornate da dove siete venuti, potrebbe essere la traduzione per esteso, allungando ulteriormente l’odio e la disumanità dell’inchiostro usato.
Due parole sole, sceglie quindi il baluardo eletto per protegger paure e pusillanimità tra i bassi istinti del suo popolo.
È il manifesto di un pensiero vecchio, già gridato a perdifiato dai più grandi mascalzoni della storia passata.
Due parole.
E qualora l’anima affetta da cronico romanticismo sussurrò ti amo, allorché la creatura lasciata troppo sola esclamò io esisto, laddove all’essere semplicemente umano, di fronte all’invito a non voltar le spalle al bisogno altri, ne fu sufficiente una, ovvero eccomi, leggi in cosa si riassume il vocabolario dello spaventapasseri di paglia e miseria.
Go home, tornate a casa.
Ebbene, è con l’incedere impassibile del proprio cammino che i popoli erranti obbediscono all’ordine ricevuto.
È proprio per questo che non ci fermeremo.
Perché la terra, tutta.
È casa nostra.

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giovedì 18 ottobre 2018

Fai infuriare il tiranno

Il tiranno è infuriato.
Non è per il fatto che uno si è convinto di potersi mettere in viaggio dal mondo rigorosamente a sud del suo regno, e al contempo pretende di avvicinarsi quanto basti per guardarlo dritto negli occhi.
Non è neppure perché tale sud non è così lontano. Poiché, come la sopravvalutata geografia dei confini afferma, le Americhe son due, non una, e l’Honduras ne fa parte come e quanto gli USA.
Non è perché gli arditi di speranza e particolare affezione per gli orizzonti improbabili sono ben più di uno, bensì quattromila.
E non è neanche perché costoro palesano l’intenzione di far breccia proprio in quel muro mancato di bugie e follie tra la terra delle opportunità riservate e il Messico.
Non è perché trattasi di carovana di migranti senza alcuna traccia di timore verso il sovrano mentitore.
Egli è comunque infuriato.
Sa perfettamente che l’utopica impresa fallirà, che i cercatori di futuro non hanno alcuna possibilità di metter piede nel giardino del re denudato di ogni frammento d’umanità, e che le guardie preposte a difesa del mondo conquistato con il genocidio di sangue nativo, quando verrà il momento, faranno ciò per cui son pagate.
Eppure, il tiranno è infuriato.
Non smette mai di esserlo.
Perché sa anche che là fuori, oltre il filo spinato che circonda il suo cuore, in ogni secondo potranno sollevarsi miriadi di anime perennemente sognanti o semplicemente pazze.
Pronte a invadere i suoi incubi.
Coraggio, allora.
Continuiamo a far infuriare i tiranni di questa terra.
 

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giovedì 11 ottobre 2018

Peggio della prigione

Peggio della prigione.
Così vengono definiti dai diretti interessati i dieci centri di detenzione per immigrati clandestini nel Regno Unito, dove più di venticinquemila persone passano ogni anno.
Non è prevista riabilitazione.
Non esiste alcun processo.
Un solo giudice, il governo.
Nessun avvocato difensore.
All’accusa non occorre alcun testimone a carico.
Mentre lo strano tipo di imputato, colpevole di natali poveri, non può appellarsi ad alcuna corte del mondo.
Non c’è altresì alcuna sentenza criminale da emettere.
E, quindi, neppure un limite da apporre alla durata della condanna.
Poiché essa ha inizio da lontano, leggi pure come quello sfortunato primo vagito sulla terra, e altrettanto lontano troverà pace.
Ci sono le celle, questo è invero.
Così le guardie e gli abusi legalizzati.
L’angoscia e la paura.
L’assordante silenzio sul lato dolce della corona di filo spinato.
Il vero confine che divide il mondo in due parti immondamente diseguali.
Peggio della prigione, già.
Ma, sensazione ancor più amara, addirittura peggio della vita da cui le creature indesiderate son fuggite...


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giovedì 4 ottobre 2018

Guerra o pace

L’imbarcazione Mare Ionio è salpata ieri notte da Augusta verso la Libia e fa parte di Mediterranea, ovvero la prima missione in acque internazionali integralmente organizzata nel nostro paese.
Il progetto, supportato e finanziato da varie associazioni ed esponenti politici, avrà ufficialmente compiti di monitoraggio, testimonianza e denuncia.
Nel frattempo, il numero di migranti morti nel mare che ci divide dall’Africa ha raggiunto i suoi massimi storici. Secondo un nuovo studio del ricercatore Matteo Villa, dell’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), solo nel settembre del 2018 il 20 per cento di chi è partito dalla Libia risulta deceduto o disperso.
In attesa di vedere come contrattaccherà l’attuale governo italiano, la guerra continua…


Io partirò.
E io, sulla riva, ti aspetterò.
Io andrò lo stesso e navigherò.
E io, per agitare il mare e il tuo cuore, sulle onde soffierò.
Io danzerò tra esse e mi farò coraggio fissando il futuro che non ho mai neppure sognato.
E io, per attirare mostri da ogni dove e aggredirti, farò rumore e strillerò fino a perdere il fiato.
Io li accoglierò a bordo e li convincerò che i veri mostri sono le tue parole e ciò che nascondono.

Allora anch’io salperò.
E io, in mezzo ai flutti, ti attenderò.
Io di cannoni e fucili sarò armato.
E io dai miei compagni e cari sarò amato.
Io ti vedrò all’orizzonte e schiumerò di rancore.
E io ti guarderò arrivare e vedrò solo il tuo terrore.
Io griderò fuoco e ti farò affondare.
E io scivolerò in fondo al mare.

All’indomani, io conterò i defunti ed esulterò.
E io, dall’oltretomba, di nuovo partirò.
Ai confini del mio piccolo e meschino mondo, io ti saprò fermare.
E io sarò fatto di polvere eterna e ombre di memoria trucidata, impossibili da arrestare.
Io i ricordi della gente mi impegnerò a cancellare dalla grande Storia.
E io cercherò le coscienze di coloro che tu per primo hai dimenticato e gli racconterò la mia breve storia.

Nel frattempo, qualcun altro, dopo di me, partirà.
E qualcun altro, dopo di me, ti aspetterà.
Così continuerà, finché tra noi sarà guerra o pace.
Per sempre...

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giovedì 27 settembre 2018

Ladro e migrante

Immagina di essere un migrante.
Uno che migra e che deve farlo per sopravvivere.
Esatto, immagina che tu sia uno dei molti, per alcuni, dei pochi, per molti, che abbia tutte le carte in regola per non venire respinto a priori, va’, mettiamola così.
Spendi tutto per il viaggio, patisci fame e malattie, freddo e violenze, e dopo un’infernale traversata ti ritrovi sull’isola di Lesbo, in Grecia.
Cavolo, pensi, che fortuna, la Grecia, dici? Quella che anticamente riteneva un dovere dare ospitalità a chi la chiedesse?
Vedi… amico, la parola chiave non è ospitalità, ma anticamente. Altrimenti, gli americani sono i primi migranti del mondo, così come gli italiani, gli spagnoli e i portoghesi, ecc.
Quindi ti ritrovi in un campo di detenzione per richiedenti asilo nella città di Moria.
In che senso, campo di detenzione, potresti obiettare? Intendi una prigione? Ma come, io volevo sopravvivere e mi mettono in una cella come un criminale? È un reato voler vivere?
Sì, lo so, in quei panni parleresti così, ma il difficile è farlo con la camicia stirata, ecco.
Quindi, malgrado la paradossale ingiustizia della situazione, figurati milioni di persone nel mondo ad accusarti di essere venuto qui per rubare.
Per sottrarre lavoro e futuro, cultura e possibilità, casa e cure mediche.
Ora, tu sei sempre nel campo, e le urla si levano forti, ogni giorno, decidono governi e determinano le prime pagine dei giornali.
Ma sempre a proposito di accuse e giornali, immagina che il centro di detenzione in cui sei imprigionato venga messo sotto indagine e che il quotidiano Fileleftheros pubblichi un report in cui viene fatto il nome del Ministro della Difesa Panos Kammenos, nonché capo della formazione di destra Greci indipendenti (Anel) dichiaratamente anti immigrazione, quale persona collusa con uomini d'affari che hanno beneficiato dei fondi dell’Unione Europea, i quali erano invece destinati a migliorare la vita nel campo.
Capisci, adesso chi è il migrante e chi è il ladro?

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giovedì 20 settembre 2018

Il muro avremmo dovuto costruirlo noi...

Forse il muro avremmo dovuto costruirlo noi...


Tutto intorno al paradiso che chiamavamo terra...

A preservare doni giammai nostri...


Ed ecco la ragione per cui non costruimmo muri...
Perchè è quel che fanno i folli che si illudono di imprigionare sogni e vita con l'odio e la paura...
Leggi anche il racconto di oggi.

(Foto raccolte Edward S. Curtis, Swann Auction Galleries)

giovedì 13 settembre 2018

Il primo disegno della storia umana

Gli archeologi hanno trovato un frammento di pietra mentre passavano al setaccio punte di lancia e altro materiale rinvenuto nella grotta di Blombos in Sud Africa.
Ci sono voluti sette anni di test per concludere che si tratta di un disegno umano, le cui linee sono state incise con un pastello ocra di 73.000 anni fa.
Il primo della storia, del quale non si conosce ancora il senso.
E così, anche l’arte è nata in Africa.
Come la musica, che pure proviene dal più bistrattato continente.
Volgarmente detto nero dai più.
Meravigliosamente bello, per chi ci è stato davvero.
Con il maggior numero di ricchezze naturali.
Ovvero, con il maggior numero di ricchezze naturali… saccheggiate.
Su quella terra, al di là di un mare che diviene sempre più gravido di vite e viaggi interrotti troppo presto, è apparso anche il primo uomo.
E la prima donna.
Chissà, forse la pietra raffigura proprio loro due.
Che danzano felici e con speranza sognano.
Cosa li aspetta oltre l’orizzonte…

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giovedì 6 settembre 2018

Lega nuovo nome: alcune proposte

In seguito alla quanto mai attesa sentenza del Tribunale del Riesame di Genova, con la quale quest’ultimo ha accolto la richiesta della procura di avviare il sequestro dei 49 milioni di euro che la Lega – quando ancora si chiamava Lega Nord – avrebbe guadagnato in modo fraudolento negli anni tra il 2008 e il 2010, dalle parti del carroccio si discute sulla necessità di cambiare nome al partito.
Necessità, già.
Per far di quest’ultima profitto ai danni dei babbei, prima ancora che virtù, come la banale eliminazione della parola nord per carpire voti al sud, insultato e umiliato sino al giorno prima.
Ecco alcune proposte, riassunte in un elenco o esercizio di stile, magari con un pizzico in più di coerenza:

All’insegna dell’inseparabile patriottismo: S.L.M.I. (Siamo Ladri Ma Italiani)

E di una pervicace quanto distraente ossessione: T.C.D.I. (Tutta Colpa Degli Immigrati)

Insistendo ulteriormente sul solito bersaglio: R.M.O.S. (Rubiamo Ma Odiamo gli Stranieri)

Passando per il triviale qualunquismo: P.R.D.P. (Prima Rubavano Di Più)

Per l’inevitabile populismo: R.T.S.P. (Rubate Tutti e Siamo Pari)

Nonché il sempre verde slogan: E.I.P.D. (E il PD?)

Fino a insistere nel sottovalutare l’intelligenza dei propri elettori: A.R.P.V. (Abbiamo Rubato Per Voi)

Ovviamente i nomi prescelti saranno ben altri, di sicuro intorno a quello dell’attuale leader e tutto sarà perdonato.
Perché è ormai risaputo.
Nel nostro paese si fa presto a dimenticare i nostri veri nemici, quasi quanto ci si fa convincere su quali siano quelli inventati




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giovedì 12 luglio 2018

Buon compleanno Herr Seehofer

Buon compleanno, Horst Seehofer.
Tanti auguri al Ministro dell’interno tedesco.
Felice genetliaco al Salvini teutonico.
Scusa il ritardo, certo, poiché festeggiasti la tua personale ricorrenza il 4 luglio scorso.
Otto giorni addietro.
Ecco la distanza tra la disumana follia degli inetti al potere e l’amara realtà delle anime disgraziate di questa terra.
Giacché fosti tu a brindare innanzi alle 69 candeline trasformandole in trofei umani, soffiandole via come trascurabili fiammelle di altrettanto insignificanti esistenze di cera.
Sei tu che hai scelto di esultare di fronte alla grottesca coincidenza tra anni sulle spalle e vite espulse.
Ebbene, sarà perché hai soffiato con eccessiva arroganza.
O, forse, è semplicemente il destino a realizzare oltre ogni aspettativa i desideri espressi durante la festiva occasione.
Continua a ridere, allora, sii coerente con il brutale cinismo che pervade il tuo corpo.
Perché un ragazzo di 23 anni, che viveva in Germania da quando ne aveva 15, una volta riportato in Afghanistan si è suicidato.
Otto anni è durata la sua nuova vita oltre confine e altre linee infernali.
Ecco la distanza tra l’umanità e ciò che siamo diventati.
Buon compleanno all’uomo chiamato ministro.
Tanti auguri al ministro che ha oramai poco di umano.
Felice genetliaco a coloro che come te stanno insozzando la storia di un passato maledetto, che pensavamo di aver compreso.
Ebbene, come è già accaduto un tempo, che il futuro vi tolga al più presto quel sorriso dalla faccia.

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