sabato 31 marzo 2018

Storie di immigrati naufragati

Sette, la barca si capovolge e respiriamo comunque, senza branchie, senza ossigeno e senza logica, perché siamo solo personaggi in una foto di giornale, perché non approfittarne?
Otto, la barca si capovolge e sono solo un po’ bagnato, perché il mare non dovrebbe far male come la gente, dicono.
Nove, la barca si capovolge, ancora, e ancora, non si ferma mai, perché è una giostra generosa, come il futuro che non ho mai avuto.
Dieci, la barca si capovolge e siamo arrivati, perché questa nave non naviga, si limita a scivolare su un tappeto di insopprimibili speranze.
Undici, la barca si capovolge e diventa un paese…
Poi, dodici, la barca si capovolge e diviene una città…
Quindi, tredici, la barca si capovolge e si trasforma in un villaggio di case, ma senza bisogno di strade, di strade ma prive di marciapiedi, di popoli che viaggiano solo a piedi, che non hanno un nome e una bandiera da proteggere, solo qualcosa per cui vale la pena vivere.
Insieme.

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venerdì 30 marzo 2018

Storie di immigrati morti in mare

Adesso, però, basta con le ole, ovvero, onde.
Che siano di carne viva, piuttosto che di insensibili oceani, che il tempo si fermi.
Ascoltate e ammirate, la formazione che scende in mare.
Con il numero uno, lei.
La portiera.
Fatim dalle mani ambiziose e al contempo generose.
A proteggere la sola porta che ci unisce.
Quella della casa rimasta indietro.
Giammai quella che non abbiamo mai trovato.
La ragazza dalla cieca determinazione e i fatali desideri.
Andate pure avanti, o amiche della difesa.
Scansatevi senza timore, signore del centrocampo.

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giovedì 29 marzo 2018

Storie di immigrati e giustizia

Esattamente accanto al sontuoso loculo del patriota fervente, c’era un'altra, minuscola tomba, senza niente. Neanche una trascurabile croce. Sopra, avvicinando con amorevole curiosità lo sguardo, avresti letto: Immigrato.
Pensandoci, che rabbia mi faceva, quest’uomo ormai dimenticato.
Questo è il nostro mondo, rammentai. Chi si lamentava e chi ha avuto i veri guai.
Ma lo sventurato ha mai pensato che pure all’altro mondo sarebbe stato bistrattato?
Mentre aborrivo innanzi a un pensiero così ingiusto, decisi di restare oltre la mezzanotte, perché, malgrado la tristezza, alle trame da raddrizzare ci ho sempre preso gusto.

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mercoledì 28 marzo 2018

Storie di migranti a Calais

C’era una volta una giungla.
Che nella nostra lingua significa foresta pluviale tropicale.
Bè, allora potremmo pure dire c’era una volta una foresta.
Ma non rende l’idea, giusto?
Perché se uno ti racconta una storia di foreste,
allora pensi al bosco, agli animali parlanti, le fate e le favole.
No, non c’è posto per tutto ciò, qui.
Perché, malgrado la realtà, la giungla non è o non dovrebbe essere.
Roba per bambini.

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martedì 27 marzo 2018

Storie di immigrati con morale

Come fai a pronunciare ancora tali parole?
E le hai dette, non negarlo, oh se le hai dette.
Senza andare troppo lontano, dicesti che gli ebrei, in fondo, se lo meritano l’inferno, per quello che hanno fatto a nostro signore, perché sono attaccati ai soldi, che vivono solo tra di loro e non si integrano.
Dicesti anche che, dopo tutto, gli africani hanno fatto un affare a essere catturati e portati nel nuovo mondo, perché qui hanno sofferto, certo, ma chi non soffre nella vita? Ma poi hanno ottenuto un pezzo di terra e il sole e l’acqua per farla fruttare.
Hanno comunque trovato l’America.
Dicesti perfino che gli indiani, sì, gli indiani, non i nativi, in fondo e dopo tutto, sono comunque destinati a scomparire, perché il futuro è degli esseri più evoluti.
Che il genocidio, se lo guardi dall’alto, non è altro che una delle mille facce della normale selezione naturale.
Lo dicesti, anche se non lo rammenti o lo attribuisci a coloro che chiami i cattivi della storia.

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lunedì 26 marzo 2018

Storie di immigrati e profughi

Uno, dieci, cento uomini che circondano una donna sola, indifesa sulla via, lontana dalla luce e tutti insieme la salvano.
Da tutto quel che potrebbero farle di brutto.
Muri che si mettono in testa di costruire persone forti e persone semplicemente sagge che si mettono in testa di abbattere muri.
Che forti non lo sarebbero stati mai.
Uomini soldato che diventano bambini e bambini che giustamente diventano liberi.
Dall’essere entrambi, uomini e soldati.
Gente che ama l’amore altrui e odia il proprio odio.
Per l’amore altrui.
Pioggia, incessante pioggia di lacrime inutili che si levano in cielo.
Per creare nuvole grigio nere di ogni forma, anche la più minacciosa, ma destinate a dissolversi grazie al vento.

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domenica 25 marzo 2018

Storie di immigrati e muri

Un tempo scelgono la guerra come la via per la pace più giusta.
E tempo dopo irridono la pace come la via meno giusta tra una guerra e l’altra.
Un tempo bruciano libri.
E tempo dopo li lasciano bruciare di noia negli scaffali del mondo.
Un tempo bruciano streghe.
E tempo dopo le costringono a bruciarsi da sole.
Un tempo fermano le lancette sulla terra per ammirare il primo uomo sulla luna.
E tempo dopo fermano quell’uomo stesso, solo perché ha visto la luna nella loro terra.
Un tempo piangono innanzi alle vite cancellate dai terremoti.
E tempo dopo ne ridono, incredibile a dirsi, ma succede.
Un tempo festeggiano con gioia l’arrivo dei salvatori.
E tempo dopo li insultano con odio, laddove i salvati siano altri.
Un tempo l’ospite è sia l’accogliente che l’accolto.

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sabato 24 marzo 2018

Storie di immigrati e accoglienza

Ma vita dev’esserci per forza, perché da questo lato è ormai agli sgoccioli.
Nel frattempo lì si esiste, il respiro si fa normale e i sogni aumentano di volume.
C’erano prima di arrivare, i sogni, figuriamoci adesso.
Tuttavia, questo non va bene, perché è così che funziona il dono della tolleranza: d’accordo, io ti tolgo la spina dal cuore, ma non osare sanguinarmi sul tappeto, cribbio.
Allora il principe ha lavorato ancora e nuovamente si è dato tanto da fare.
Così ha trovato un’altra stanza, più piccola, in cima alla torre più alta.
Che tanto i sogni sono come l’aria calda, volano sempre verso l’alto. Dopo sarà un problema per gli uccelli e gli alieni, al massimo.
E’ vero, è così, ma da quel momento lì si spera, si guarda il domani e si spera che sia più bello di ieri.
E se i sogni volano in cielo, lo sanno tutti che le speranze pesano e precipitano sempre più giù, soprattutto quando vengono rese vane con fervente pervicacia.

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venerdì 23 marzo 2018

Storie di immigrati che sognano

Mi chiamo Amir e sono stanco di morire. Quando inizia la vita? Sapete qualcosa, voi? No, perché qui non ci fanno sapere nulla, a noi altri. Prime pagine minori di altrettanto trascurabili volumi, relegati rigorosamente negli scaffali dimenticati. Lì dove le storie senza titolo vengono al mondo. Quelle che di morale non ne hanno alcuna, altrimenti vai a raccontarlo ai protagonisti del racconto che tutto quel che patiscono in fondo ha un senso.
Mi hanno solo detto vai, si inizia, tocca a te. E io sono andato in scena, come tutti.
Ma la sapete una cosa? Se l’avessi intuito, che sarebbe andata così, avrei rifatto gli stessi passi.
Lo so, per molti di voi è difficile comprenderlo. In caso contrario, le distanze tra noi sarebbero l’ultimo dei problemi.
Il fatto è che non si cerca la luna, qui.

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giovedì 22 marzo 2018

Storie di immigrati tra Turchia ed Europa

Immagina un tavolo.
Un tavolo tondo, guarda, tipo quello dei cavalieri con il re senza macchia e tantomeno paura.
Che si dica.
Si dica e si ricordi che sono coraggiosi e giusti, fino a prova contraria.
Adesso, però, liberiamo un po’ di fantasia. Ovvero, che il galoppo si faccia sentire. In modo da rammentare anche che su questa pagina ci sarà sempre spazio per chi non sia venuto nella foto sul mobile all’ingresso, quella che guardano tutti.
Come i destrieri che si sono affannati, che hanno sofferto e spesso distrutto schiena e zoccoli per la gloria altrui, come il cavallo di Zorro e quello di D’Artagnan, quello di Robin Hood e perfino Tex Willer, che nessuno ricorderà, quando la polvere sarà caduta tutta.

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mercoledì 21 marzo 2018

Storie di immigrati a Calais

Ricordo.
Mi sforzo di ricordare come tutto è iniziato.
Loro. I primi che ho visto sono stati loro.
I miei.
Li ho amati. Mi hanno amato, forse a modo loro.
Voglio crederci. Devo.
Poi qualcosa si è rotto. Prima un’esplosione, poi un urlo e di seguito la sofferenza.
Quindi il plurale ha ucciso l’eccezione e sono arrivate le altre.
Esplosioni, urla e sofferenze.
E’ lì che ho cominciato a odiarli, loro. I primi che ho visto.
I miei.
E una sola speranza mi ha dato la forza di sopportare e resistere.
Sopravvivere.
Credere che loro non fossero gli unici al mondo.
Volevo crederci. Dovevo.

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martedì 20 marzo 2018

Storie di immigrati nelle notizie

Ecco, cominciamo da qui.
Le persone nella foto non sono dei vincitori.
Nessuno lo è, in sconfitte così grandi.

Non ci sono dei rifugiati, no, ahi loro, no.
Perché per esser tali, ci dovrebbe essere un rifugio ad attenderli.
Coloro che glielo offrano.
E, come minimo, quelli che si vergognino.
Di negarglielo.

Non sono dei sopravvissuti.
Aspetta, aspettiamo, non illudiamoci. Non illudiamoli. Il viaggio, come la storia, non è ancora finito. Costruiamo la pagina che manca, piuttosto.

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lunedì 19 marzo 2018

Storie di muri per migranti

L’uomo temeva, come la morte stessa, di essere invaso.
Da se stesso.
Ossessionato a tal punto dalla più paradossale delle paranoie umane, egli chiese consiglio a un tale ancora più folle di lui. O, forse, molto, molto più astuto.
Ho il rimedio per te, amico, disse quest’ultimo. Già, amico. Sono sempre tutti tuoi amici, facci caso, gli sconosciuti che non aspettavano altro di aiutarti con quel tuo problema che ti assilla tanto.
Mura, mura tutto, e non pensarci più. Questo fu il rimedio suggerito. Soluzione semplice e sbrigativa, con parole elementari che potrebbe capire anche un bambino.
Figuriamoci un matto.
Così, l’uomo, che aveva visto per primo nelle mani, nelle proprie stesse mani, l’odiato nemico, fece innalzare un muro di cinta sui polsi. Come dei bracciali di pietra che avvolgevano la via tra le braccia e i palmi e le dita, un confine tra gli arti superiori e la possibilità di afferrare ma anche solo sfiorare, spingere o, al meglio, accarezzare, spesso indicare, talvolta salutare.
Il sonno migliorò, ma la cosa durò poco, perché il più delle volte il delirio è come un’insaziabile droga. Non appena ti illudi di poterlo gestire, ecco che si fa sotto con un’altra, ben più potente maschera.

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domenica 18 marzo 2018

Storie di immigrati spiegate ai bambini

Il primo porcellino era il nuovo arrivato. Per mare, o attraverso muri di mattoni e menzogne, era al fine giunto, spaesato e spaventato.
Un po’ per l’impellenza di costruirsi un riparo, ma anche perché non avrebbe potuto permettersi di meglio, si era fatto una casa di paglia.
Malgrado il freddo e la pioggia che entrava da tutte le parti, si era accontentato della migliore alternativa possibile.
Al nulla.
Tuttavia, non aveva fatto i conti con il lupo, feroce e crudele animale del bosco.
Già, il lupo, perché c’è e sempre ci sarà un lupo, nelle favole.

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sabato 17 marzo 2018

Storie di immigrati in Inghilterra

Mi chiamo Baseema, ho sette anni e il mio nome ha un significato prezioso.
Vuol dire sorridente.
Ora, c’è sorriso e sorriso.
Mio padre dice che il mio vale doppio.
Perché sorrido prima.
E anche dopo.
Aver scoperto il reale senso delle cose.
Per esempio, prendete questa cosa della porta.
Quando l’ho vista la prima volta ho sorriso, già.
Ma che dico?
Ho riso di gusto, come quando mangi qualcosa di buono.
Cioè, come quando mangi qualcosa.
Di tanto.
Una porta rossa? E ce l’abbiamo solo noi?
Come mai? Questo ho chiesto a mia madre mentre rammendava.

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venerdì 16 marzo 2018

Storie di immigrati in Danimarca

Ecco perché non protesterò.
Non alzerò la voce per mettere a rischio ogni singolo istante che ancora mi attende.
Non mi opporrò all’ennesimo abuso.
Perché vivere un altro giorno ancora e andare avanti così, finché strada ci sarà, è il paradiso.
L’inferno è solo una delle forme di quest’ultimo che vorrete concederci, malgrado sappiamo già come sia fatto.
Per questa ragione sono qui, ora.
Confiscate, confiscate pure, ma non troverete banconote o monete perché con esse i miei hanno acquistato tempo. Tutto quello che puoi srotolare innanzi a te come un tappeto rosso, perfino di sangue vivo colorato.
Non ci sono monili di qualsivoglia valore, nella valigia di mamma, poiché l’ha scambiati per una finestra sempre aperta nel mio cuore, da dove non perdere mai di vista le memorie che contano.

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giovedì 15 marzo 2018

Storie di immigrati: Migra Man

Ma si era parlato di super, e non c’è esemplare di categoria che non si distingua per l’eccezionalità dei suoi poteri.
Il primo era fondamentale: il potere di partire.
In ogni momento e da ogni luogo.
Da un secondo all’altro, bastava che ce ne fosse almeno uno all’orizzonte, e lo vedevi mettersi in viaggio.
Migra man, ma potresti chiamarlo anche Migra woman e perfino Migra kid.
Perché non si è mai troppo giovani per immaginarsi eroi.
Il secondo potere era altrettanto importante: sopravvivere.
Trattasi di capacità difettosa, in effetti.
Perché non sempre funzionava, ecco.
Ma questo non vuol dire che il malcapitato in questione fosse meno degno di esser celebrato nelle più epiche tra le narrazioni.
Perché fino a prova contraria sono proprio gli eroi imperfetti a emozionare le folle.
Il terzo potere era indispensabile, ovviamente: arrivare.
E anche qui la varietà era di norma.
Si arrivava, d’accordo.

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mercoledì 14 marzo 2018

Storie di immigrati in mare

So tutto.
So già quel che penserai.
Che la colpa delle teneri morti è dei genitori che incauti trascinano con loro prole innocente in un viaggio di sola andata.
Verso il fondo del mare.
So che potrai anche dire che la responsabilità è tutta dei governi.
Dei nostri, dei tuoi.
Di quelli di mezzo.
Dei leaders che permettono questa fastidiosa invasione capace solo di creare ingiusti sensi di colpa.
Nella gente di buona volontà, fino a prova contraria.
So pure che tirerai in ballo i tuoi bambini.
La tua gente.
Il tuo paese.
So alla perfezione che sul piatto libero della bilancia porrai l’elenco di impervi ostacoli che in questi anni state trovando lungo la via per la serenità.
In breve, la crisi.

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martedì 13 marzo 2018

Storie di immigrati morti in mare

C’è uno sbaglio, ci dev’essere sul serio, in questo film.
Altrimenti, quale sceneggiatore avrebbe potuto peccare di siffatto abbaglio?
Quale regista avrebbe potuto mettere in scena cotanto abominio?
Quale produttore avrebbe il coraggio, o lo stomaco, per finanziare tale obbrobrio?
Ma, più di ogni altra cosa, quale spettatore potrebbe rimanere silente sulla propria comoda poltrona innanzi a una pellicola così aliena?
Già, è tutta una questione di parole, in ultima analisi.
Perché non sono mai stati i protagonisti, la differente cute o il diverso modo di affacciarsi al mondo, a essere a noi estranei, bensì la loro storia.
Ovvero, o peggio, la fine di quest’ultima.
Nel medesimo tempo.
Fammi scivolare tra le onde, papà.
No, padre, non lasciarmi indietro.

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lunedì 12 marzo 2018

Storie di immigrati e futuro

Ricorda molto il mio passato.
Lì dove tutto è ancora possibile.
Disegnare la via che conduca in cima.
Poco importa il nome della vetta.
Non conta quale frammento di mondo sovrasti.
Ciò che vale davvero è che una volta in piedi, con la bandierina sventolante in mano a prender fiato e soddisfazione, non sarò solo.
I giorni alle spalle sono pochi, se li guardi da lassù.
Tutt’altro che scintillanti di gaudio e levità.
Ma era un inizio.
Da qualche parte si deve pur cominciare.
Partire.
Non conta affatto la scenografia allo sparo dello starter.
Poco importa se tu sia certo di non aver alcuna chance di arrivare primo.
Ciò che vale il prezzo del biglietto è un mistero all’orizzonte.
Vuoi mettere?

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domenica 11 marzo 2018

Storie di immigrati a Calais

C’erano una volta tre migranti.
I tre migranti erano in realtà quattro.
Anzi, a dirla tutta, non ho idea se fossero migranti.
O in qualsiasi altro modo gli umani amino chiamarsi l’un l’altro.
Distinguersi.
Al peggio, allontanarsi.
Quattro di loro son saliti.
E solo tre son rimasti.
Peccato, pensai.
Chissà cos’avrebbe avuto da raccontare il quarto.
Che volete farci.
Come voi ben sapete, noi anime ingombranti, che si viaggia da un polo all’altro del pianeta solo contro voglia, siamo sempre lì, con la testa.
Sulla sedia vuota in classe, sul posto vuoto nella folla.
Sull’orizzonte che manca.
A ogni modo, mi accontentai.
Meglio tre che due.
Figuriamoci quanto meglio di niente.
“Coraggio, sono tutt’orecchi”, dissi nella nostra lingua, quella che tanto dice quanto è poca la speranza.
Che venga compresa.

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sabato 10 marzo 2018

Storie di immigrati: giornata contro il razzismo

No, nella città dei mostri i mostri erano mostruosi sul serio.
E si facevano paura a vicenda quotidianamente.
Come disse un celebre mostro, se non emetti un urlo di terrore almeno una volta al giorno, quel giorno non merita di essere vissuto.
Tuttavia, il troppo stroppia e laddove il mostro si mostri eccessivamente, finisce che si scorge la mannaia sotto la manica e il cadavere non puzza più, ecco.
In breve, arrivò il giorno in cui la paura iniziò a scarseggiare.
Indi per cui, i più sadici tra i mostri cittadini, gli addetti all’intrattenimento televisivo, ebbero la giusta pensata.
Per ritrovare il tenebroso smalto di un tempo organizzarono un talent show del brivido.
Ovvero un concorso per eleggere il mostro più pauroso.
La sera della finale i concorrenti in gara erano agguerriti come non mai.
I giudici attendevano con ansia dietro il banco esaminatore.
Al centro il capo, la signora pc, groviglio di cavi impazzito per capelli, emoticon versione faccina ubriaca al posto degli occhi e labbra a forma di entrata USB.

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venerdì 9 marzo 2018

Storie di immigrati e super eroi

Sul serio, esistono, io li conosco, li ho visti.
Ci ho parlato.
Li ho ascoltati.
E solo che ancora non lo sanno.
Si chiamano i Vendicatori, già, proprio come quelli del film.
Hanno i poteri, anche loro, senza scherzi.
C’è Tor, senza l’acca, che sta per Torquato, ma tanto quando lo chiami non vedi la differenza.
E’ un alieno, un vero alieno, il muratore.
Perché solo un alieno sarebbe capace di rimanere indenne di fronte alla quantità industriale di odio sotto forma di informazione che viene raccontata ogni giorno.
E’ un alieno con un martello instancabile.
Un’arma meravigliosa, capace di trasformare il vuoto e le mura che lo rinchiudono in case e vita, andata e ritorno tra un mondo e l’altro, la via verso l’alto e quella per riabbracciare la terra.
C’è Susi, ovvero Susanna, la donna invisibile per tutti tranne che le altrettante ombre sedute al banco che si nutrono delle parole della maestra come la sabbia fa con l’acqua.
Voracemente.

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giovedì 8 marzo 2018

Storie di immigrati nel trolley

Nel trolley magico c’era nascosto un bambino.
E fin qui, sgomento negli occhi e nel cuore.
Al netto dell’ultimo scampolo di umanità rimasta.
Ma son qui a rivelarvi che nel bambino nascosto nel trolley vi era celato un altro bambino.
Una bimba, per la precisione.
Più piccola, indubbiamente.
Ma con aspirazioni non meno autorevoli.
Tra le molte la sola nelle vesti di sogno tra i più improbabili.
Quello di essere il bambino più grande.
Nascosto nel trolley.
Nondimeno, il racconto non è parco di confidenze ed ecco che mi ritrovo ad aggiungere l’inusitato.
Nella bimba che sognava di essere il bambino nascosto nel trolley si erano occultati altri due bimbi.
Ancora più piccoli, per soddisfare i fissati con le dimensioni in ascolto.
Due gemelli, a dirla tutta.

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mercoledì 7 marzo 2018

Storie di immigrati che salvano vite

Dicevano.
Oh, quante ne dicevano.
Dicevano che una volta laggiù mi avrebbero tolto molto.
Il nome, per dirne una.
Sostituito da una marea di epiteti, il più delle volte oltraggianti.
Nelle intenzioni, se non nell’esatta accezione.
D’altra parte, come la magia, anche le storie nascono sempre nelle intenzioni.

Dicevano, davvero.
Ne dicevano a iosa.
Dicevano che finalmente arrivato mi avrebbero tolto i diritti.
Niente di speciale, il minimo umano.
Quel che rimane.
Che dovrebbe restare.
Malgrado teniate particolarmente ad appropriarvi di gran parte della mia vita.

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Storie di immigrati e democrazia

Con le varie declinazioni barra sinonimi a vario titolo, come migranti, stranieri, clandestini, ma pure stupratori, ladri, assassini, e laddove occorra, anche terroristi.
Dicevo, prima o poi però, giunge il momento della scheda elettorale, nei paesi democratici a vario titolo.
Ebbene, per prepararsi a tale fondamentale evento nel paese migrantemente democratico, sulla pelle degli immigrati si basa del tutto, senza quasi, la discussione politica.
Ovvero, si decide il governo di 60,5 milioni di persone litigando intorno all’8% della popolazione, peraltro privato di ogni diritto.
Immaginate due fronti, da destra a… be’, diciamo da destra al resto, ecco.

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martedì 6 marzo 2018

Storie di immigrati: colpevoli e innocenti

Ma se la fiera dallo sguardo truce e la voce sibilante fosse innocente?
E se truce stesse per mi rode, non hai idea di quanto mi arrovelli dentro?
Se lo sapessi saresti una persona diversa.
E se sibilante stesse per non ho più parole e laddove ce l’avessi tanto non capiresti?
Al contrario, vivresti in un mondo diverso.
Se fosse innocente, vai, forza, correggi l’articolo.
Non tanto, un aggettivo lì, un avverbio più avanti.
Ma non sia mai che la narrazione assuma sembianze inaspettate.
Umane tra lettera e lettera.
Disumane nei lemmi stessi di quest’ultime composte.
Se fosse innocente, coraggio, sbrigati, cambia la prima pagina.
Cioè, tutte, ovvero il sadico regno del copia in colla dall’alto.
In breve, la casa del mostro.
Che è di casa e, ammettiamolo, di comodo, che sia effettivamente presente.
O meno.
Se fosse innocente rimarrebbe sempre il dubbio.

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lunedì 5 marzo 2018

Storie di immigrati: mafia capitale

Cominciamo dal piatto del giorno.
Come della notte.
Uno solo.
Un bel vassoio, più lungo che largo.
Dimensioni, diciamo umane.
In misura, giammai sentimenti o qualcos’altro di simile.
Il nome della pietanza?
Be’, fate voi, il nome non conta, le parole con le quali chiami quel che quotidianamente viene fatto a brandelli da mascelle ebbre d’astuzia quanto d’ottusità non fanno differenza.
Fanno male, è indubbio.
Tuttavia, come dice un antico quanto anonimo detto della savana, nella natura solo le prede conoscono il reale sapore del dolore.
'Spaghetti al migrante', 'Tagliatelle alla clandestina' e 'Pizza quattro stranieri', ovviamente con condimento extra.
'Extra comunitario', è ovvio.

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sabato 3 marzo 2018

Storie di immigrati a Ventimiglia

Cara mamma,
abbiamo vinto.
Quasi…
Tu ed io ce l’abbiamo fatta.
Più o meno…
Per papà.
Che non voleva altro che questo.
Per noi.
Che non potremmo volere di più.
Non raggiungere la meta. Giammai sfiorare la terra promessa. Magari mettendoci su i piedi e sentirla tua.

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venerdì 2 marzo 2018

Storie di immigrati nel tunnel

La storia del migrante nel tunnel.
Uno per tutti.
E tutti per noi.
Come i moschettieri della sopravvivenza, che con una spada di cartone per difendersi dal freddo e dall’indifferenza dei simili, si lanciano nel vuoto con indomabile coraggio per salvare la sola regina degna di questo nome e i suoi inestimabili gioielli.
Leggi pure come una compagna e un numero imprecisato di figli.
Rimasti indietro, da qualche parte.
Il buio è impenetrabile, per occhi avidi e speranze non meno assetate.
La stanchezza ha un peso indecifrabile.


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giovedì 1 marzo 2018

Storie di immigrati in Germania

Perdonateci.
Perdonateci tutti, voi che guardate da lontano.
O da vicino, anche se per noi non fa differenza.
Non è un fatto personale.
Se non riusciamo più a vedere.
Voi, noi, te, io.
Loro, tutte, tutti.
Eppure le parole abbondano ed evadono senza interruzione.
Come non siamo in grado di far venire tutti.

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