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Visualizzazione dei post da Maggio, 2018

Storie di immigrati e sopravvivenza

Il sacrificio di qualcosa più grande della propria terra. Un gioiello che abbia più valore del luogo in cui si nasce. Ovvero, a favore dei fissati delle carte bollate, più prezioso del paese, la città e il quartiere che fanno da scenografia all’intero esistere.
Semplificando all’estremo, ove hai amato. Dove sei amato. E ancora ami.
In una suggestiva coreografia di distinte preoccupazioni, ciascuno degli astanti si concentrò sul personale tesoro.
Bikila spostava lo sguardo tra Kereeditse e Ahmed, mentre la compagna compiva la medesima danza tra il marito e il figlio. Ma con molta più discrezione, ad essere onesti.
Ahmed aggiungeva ai due, senza sorprese, l’adorata Shani.
E quest’ultima?
Ma come… non mi guarda? Shani… sono qui. Coraggio, sono qui.
Gli occhi della bambina erano tutti sui propri genitori.
Tuttavia, un attimo prima che Ramakeele si accingesse a riprendere in mano la scena, la bimba, ma che dico, la futura donna inviò un lembo dello sguardo sul bambino per accarezzarlo, lì …

Storie di immigrati innamorati

Shani era la donna più bella dell’universo. Questo è quel che aveva scritto Ahmed nel proprio diario in cima all’elenco delle cose di cui non dubitare mai, pena il seppellimento sotto un cumulo di feci prodotte dal più maleodorante animale del medesimo universo.
Ho detto donna e non a caso, perché è così che il nostro la vedeva. La donna, Shani sarebbe stata la sua donna, come mamma lo era di papà. Quest’ultimo mica la definiva la mia bambina. Donna, questa è la parola che utilizzava ed essere da meno del padre era l’ultima cosa che Ahmed desiderasse.
Shani aveva gli occhi grandi, non come Ahmed ma siamo nei pressi. Le pupille erano marroni come quelle del suo spasimante, solo leggermente più chiare. Capelli naturalmente ricci e intessuti in treccine svolazzanti.
Capelli che volano, avrebbe potuto essere il suo nome da nativa americana.
Capelli che abbondano era invece quello più adatto per Ahmed. Bikila avrebbe preferito che li tagliasse, che portasse sul capo un dignitoso taglio cor…

Storie di immigrati: la vecchia Ramakeele

La stanza dove di solito accoglieva il suo speciale pubblico non era enorme, tutt’altro. Eppure, dall’istante in cui iniziò a parlare, la dimensione spazio e le sue regole sembrarono perdere ogni valore. Figuriamoci quelle del tempo.
Il solo incipit fu sufficiente a conquistare Ahmed e non è che costui fosse uno spettatore facile, sia ben chiaro. A nove anni puoi risultare il meno tenero dei critici sul pianeta, soprattutto se hai quegli occhi di cui sopra.
Particolarmente sensibili al bello perché capaci di riconoscerlo tra gli inutili infiniti.
“Questo è quel che ho pensato”, iniziò Ramakeele, una volta accomodatasi sulla vecchia sedia, perfino più di lei.
Ahmed e gli altri bambini erano seduti ai suoi piedi.
“Ci permetterà di salvarci tutti. Dalla fame e dalla sete, dalla guerra e dall’odio. Soprattutto dalla stupidità del cuore e dalla cecità dell’immaginazione.”
Fu esattamente in quell’istante che Ahmed si voltò e vide entrare nella stanza i grandi.
C’erano papà e mamma, i genito…