giovedì 27 settembre 2018

Ladro e migrante

Immagina di essere un migrante.
Uno che migra e che deve farlo per sopravvivere.
Esatto, immagina che tu sia uno dei molti, per alcuni, dei pochi, per molti, che abbia tutte le carte in regola per non venire respinto a priori, va’, mettiamola così.
Spendi tutto per il viaggio, patisci fame e malattie, freddo e violenze, e dopo un’infernale traversata ti ritrovi sull’isola di Lesbo, in Grecia.
Cavolo, pensi, che fortuna, la Grecia, dici? Quella che anticamente riteneva un dovere dare ospitalità a chi la chiedesse?
Vedi… amico, la parola chiave non è ospitalità, ma anticamente. Altrimenti, gli americani sono i primi migranti del mondo, così come gli italiani, gli spagnoli e i portoghesi, ecc.
Quindi ti ritrovi in un campo di detenzione per richiedenti asilo nella città di Moria.
In che senso, campo di detenzione, potresti obiettare? Intendi una prigione? Ma come, io volevo sopravvivere e mi mettono in una cella come un criminale? È un reato voler vivere?
Sì, lo so, in quei panni parleresti così, ma il difficile è farlo con la camicia stirata, ecco.
Quindi, malgrado la paradossale ingiustizia della situazione, figurati milioni di persone nel mondo ad accusarti di essere venuto qui per rubare.
Per sottrarre lavoro e futuro, cultura e possibilità, casa e cure mediche.
Ora, tu sei sempre nel campo, e le urla si levano forti, ogni giorno, decidono governi e determinano le prime pagine dei giornali.
Ma sempre a proposito di accuse e giornali, immagina che il centro di detenzione in cui sei imprigionato venga messo sotto indagine e che il quotidiano Fileleftheros pubblichi un report in cui viene fatto il nome del Ministro della Difesa Panos Kammenos, nonché capo della formazione di destra Greci indipendenti (Anel) dichiaratamente anti immigrazione, quale persona collusa con uomini d'affari che hanno beneficiato dei fondi dell’Unione Europea, i quali erano invece destinati a migliorare la vita nel campo.
Capisci, adesso chi è il migrante e chi è il ladro?

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