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Fai infuriare il tiranno

Il tiranno è infuriato.
Non è per il fatto che uno si è convinto di potersi mettere in viaggio dal mondo rigorosamente a sud del suo regno, e al contempo pretende di avvicinarsi quanto basti per guardarlo dritto negli occhi.
Non è neppure perché tale sud non è così lontano. Poiché, come la sopravvalutata geografia dei confini afferma, le Americhe son due, non una, e l’Honduras ne fa parte come e quanto gli USA.
Non è perché gli arditi di speranza e particolare affezione per gli orizzonti improbabili sono ben più di uno, bensì quattromila.
E non è neanche perché costoro palesano l’intenzione di far breccia proprio in quel muro mancato di bugie e follie tra la terra delle opportunità riservate e il Messico.
Non è perché trattasi di carovana di migranti senza alcuna traccia di timore verso il sovrano mentitore.
Egli è comunque infuriato.
Sa perfettamente che l’utopica impresa fallirà, che i cercatori di futuro non hanno alcuna possibilità di metter piede nel giardino del re denudato di ogni frammento d’umanità, e che le guardie preposte a difesa del mondo conquistato con il genocidio di sangue nativo, quando verrà il momento, faranno ciò per cui son pagate.
Eppure, il tiranno è infuriato.
Non smette mai di esserlo.
Perché sa anche che là fuori, oltre il filo spinato che circonda il suo cuore, in ogni secondo potranno sollevarsi miriadi di anime perennemente sognanti o semplicemente pazze.
Pronte a invadere i suoi incubi.
Coraggio, allora.
Continuiamo a far infuriare i tiranni di questa terra.
 

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